«Venezia è un sogno che tutti dovrebbero vivere, almeno una volta nella vita». Helen, musa del progetto Behind The Dressing Screen, osserva ammirata la bellezza fiabesca della città che l’accoglie per questo nuovo viaggio di stile. Nella straordinaria decadenza di un luogo che, attraverso i secoli, è stato culla e ispirazione dei più grandi pensatori, la creatività regna sovrana: qui, si respira il senso della moda tornando sui passi del commercio e della Via della Seta. Quando Marco Polo introdusse in Occidente preziosi tessuti, perle e porcellane, ma anche gemme, colori, piume di pavone e broccati, che arricchirono ulteriormente l’opulenza dell’artigianato veneziano.

Attraversando calli e canali, Helen riflette sulle grandi menti che, questa città, la vissero al massimo dello splendore: «Ricordo sempre i versi di Petrarca, che la celebrò come: “Sede di libertà, pace e giustizia, una città d’oro, piena di onori e potente di virtù, fondata su solidi marmi ma ancor più sul solido fondamento della concordia civile”. Qui, l’uomo ha dato il meglio di sé».

Per intrattenersi con una pausa gourmand, in breve tempo Helen approda alle Cantine del Vino Già Schiavi: un luogo intramontabile dove gustare una “ombra” di vino e qualche “cicchetto”, piccoli sfizi di cucina tipica che a Venezia sempre accompagnano calici di vino e Spritz.

Helen Nonini and Servanne Giol in Venice
Attraversato il ponte dell’Accademia, ad attenderla in un palazzo gotico mozzafiato è la sua nuova guida di stile in questa città: Servane Giol, veneziana di origine francese, nonché fondatrice della compagnia teatrale Falier. Questa bionda esteta, alta ed elegante, custodisce in sé tutto il fascino della donna veneziana; disinvolta, chic, con un innato senso del bello e un’ancor più naturale nonchalance. Fedele a questo stile, Servane accoglie Helen in un lussuoso abito-camicia Stephan Janson dalla stampa dorata con maniche a sbuffo… calzando non stiletti, ma morbide pantofoline friulane in cotone Vibi Venezia; perfette per passeggiare sul lungomare della sua proprietà con Helen, vestita invece da una camicia in seta Mantero 1902. Conosciuta per i suoi enormi archivi tessili, Mantero è una storica azienda con sede a Como fondata nel 1902, nota per la creativa qualità non solo dei suoi foulard, ma anche di borse e prêt-à-porter.

Frulane Vibi Venezia per The Dressing Screen

«L’assenza di automobili spicca fra le cose che più amo di Venezia: qui tutti camminano, tutti sono uguali, l’estrazione sociale non si ostenta mai» spiega Helen, pronta ad attraversare la città indossando proprio un paio di nere friulane Vibi Venezia. Marchio fondato da due icone di stile come le sorelle Vera e Viola Arrivabene, che con queste tradizionali pantofoline furlane hanno saputo conquistare il jet-set rendendo omaggio all’intramontabile eleganza veneziana, ricca di storia, cultura e tradizione. Si sussurra infatti che le friulane siano le scarpe favorite dai gondolieri della città, nonché accessorio per eccellenza di tanti nobili veneziani, che le indossavano per accedere in silenzio alle proprie camere.

Helen Nonini and Servanne Giol in Venice for The Dressing Screen

Nella quiete di un giardino colorato da oleandri, immerso fra i luoghi che hanno ispirato grandi pensatori come Marcel Proust, Helen si intrattiene con Servane, spiegandole che… «Venezia è bella, lusinghiera e ambigua, fiaba ma anche trappola: nella sua atmosfera ci si deve perdere e abbandonare». Giunge il momento di andare, scegliendo una borsa ad hoc. Fra i modelli in seta Mantero 1902, Helen opta per una pochette sportiva con manico in rovere, mentre Servane aggiunge al proprio look una “Carré” Mantero 1902 in seta e pelle – trait d’union ideale fra gli inconfondibili foulard Mantero e un’originale praticità – senza dimenticare un paio di slingback maculate “Eva” di Gia Couture, ornate da fiocchi.

Helen Nonini in Venice for The Dressing Screen at Micheluzzi Glass

Come uscite da un racconto d’altri tempi, Helen e Servane navigano così nel Sestiere Dorsoduro, quartiere di Venezia ricco di atelier e gallerie d’arte. Helen ha giusto il tempo di perdersi nel Rio di San Trovaso prima di imbattersi in un’intrigante realtà: l’atelier delle sorelle Micheluzzi che, guidate dall’eredità del padre Massimo (famoso designer e artista del vetro), vendono pezzi unici realizzati da maestri vetrai di Murano. Le loro creazioni, realizzate con una tecnica secolare di soffiatura, acquisiscono forme e colori così particolari da rispecchiare scorci e cromie dei canali di Venezia.

Si prosegue poi verso una tappa immancabile nei tour veneziani di Helen come la Biblioteca Marciana fondata nel 1560 che, ospitata nell’antico Palazzo della Zecca, accoglie oggi oltre un milione di volumi… ma non solo: «Anche nelle visite più brevi, raramente resisto poi alla tentazione di ammirare nelle Galleria dell’Accademia “Il miracolo di uno schiavo” di Tintoretto, dipinto dall’artista a 29 anni e con cui seppe imporsi sulla scena artistica veneziana. Di quest’artista, che amo molto, lascio per ultima una visita alla Scuola Superiore di San Rocco: solo qui si può ammirare il Tintoretto all’apice della sua carriera».

Helen Nonini in Venice for The Dressing Screen with Tabarro di San Marco

Dopo tanta arte, il tour si conclude nel negozio di Monica Daniele, a pochi passi da Campo San Polo. Impossibile resistere davanti icone dello stile veneziano come cappelli da gondoliere, ma soprattutto un capo d’eleganza unica: il Tabarro, celebre mantella del luogo. Che oltre ad aver conquistato generazioni di nobili ha saputo vestire personaggi come Giacomo Casanova, grazie al quale questo indumento d’austero charme si impose in tutte le corti d’Europa. Con un tuffo nel passato, Helen si lascia avvolgere da questo capo storico per poi perdersi in ogni angolo di questa labirintica e fatata città… sognando icone d’altri tempi: «Non è certo un caso che donne dal fascino irripetibile abbiano scelto di vivere in quest’onirica atmosfera. Lo penso qui, passando davanti a Palazzo Venier dei Leone, oggi sede della Collezione Peggy Guggenheim: icona di stile nonché mecenate per i più grandi artisti del Novecento. Palazzo che dal 1910 al 1924 fu poi proprietà e residenza dell’eccentrica Marchesa Luisa Casati: con lei il palazzo – e la città intera – divennero meta di personaggi indimenticabili. Una figura amata (e ritratta) da artisti come Giovanni Boldini e Troubetzkoy, da Man Ray ad Augustus John… penso che tutti dovrebbero conoscerla».

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