Non solo figlie d’arte… ma  sorelle: nell’affascinante universo del vetro, il marchio Micheluzzi Glass di Elena e Margherita Micheluzzi si evolve ogni giorno, raccogliendo consensi dagli ammiratori del padre Massimo, celebre artista del vetro di Venezia. «Abbiamo respirato questo mondo fin da piccolissime, assorbito la creazione, visitato fornaci dove il vetro si forgiava con tecniche che, per noi, erano un mistero» racconta Elena. «E poi giù, nella galleria-negozio sotto casa, ad ammirare con i tanti visitatori opere di nostro padre che per noi facevano quasi parte della famiglia. Come spiega il noto detto veneziano… per noi era proprio casa e bottega!».

Micheluzzi Glass for The Dressing ScreenAcquista la nostra selezione di vasi Micheluzzi Glass

Se papà Massimo è una guida nella nuova carriera delle sue figlie, il successo non ha tardato ad arrivare. Elena, 34 anni, vive con la sua famiglia a Londra, dove risiede oggi anche la trentenne sorella Margherita. «Adesso, con questo nuovo progetto ci alterniamo continuamente su Venezia. Ho lavorato dieci anni in gallerie d’arte di Milano e poi Londra; Margherita invece si era specializzata nell’online per siti di moda e, in seguito, design. Unendo i nostri percorsi sono nati tanti spunti: una vera e propria conversazione famigliare, che ci ha portate a comprendere come tanta era la voglia di iniziare a fare qualcosa di nostro, ma diverso da nostro padre».

Micheluzzi Glass for The Dressing ScreenAcquista i bicchieri Mosso Rosè

Nasce così Micheluzzi Glass: vasi, bicchieri e piccoli oggetti utilizzabili ogni giorno, d’uso più quotidiano rispetto alla grandezza delle opere di Massimo Micheluzzi. Dopo tante prove in fornace, Elena e Margherita trovano finalmente la “loro” dimensione di bicchiere perfetto: mosso e colorato, venduto in set da 6, i cui bordi fluidi e irregolari rendono ogni modello diverso l’uno dall’altro. «In realtà abbiamo iniziato con i vasi: modelli semplici ma elaborati nelle lavorazioni, proposti in taglie differenti. È stato bello vedere come i clienti di nostro padre, in negozio, acquistavano anche nostre opere, soprattutto bicchieri che lui non realizza. E poi tanti giovani: il budget dei nostri lavori, rispetto si suoi, è più contenuto. E così anche chi vuole comperare qualcosa di bello e utilizzabile tutti i giorni, anche per un regalo, trova in noi qualcosa di più accessibile».

Tanta la passione portata dalle due sorelle durante l’ultima edizione della veneziana Glass Week di settembre appena terminata, che per il terzo anno ha permesso al grande pubblico di ammirare le opere di grandi artisti del vetro di Murano, ma anche di altre città. «È importante che tutti capiscano quanto sia bello e difficile lavorare con il vetro, per distinguere quello veramente artigianale dal più turistico che, inevitabilmente, si trova a Venezia. Un evento colorato e bellissimo» prosegue Elena, con un pizzico di soddisfazione: proprio il padre Massimo ha vinto infatti il Premio Glass in Venice nell’edizione 2019.

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La creatività infiamma nella fornace storica di Massimo dove anche Elena e Margherita realizzano le proprie opere… letteralmente. Nella fusione il vetro va infatti oltre mille gradi, restando poi duttile per la sua lavorazione. «Guardando il vetro, nessuno ha idea di come venga fatto. Sono procedimenti misteriosi, anche guardandoli dopo anni ti lasci stupire! A Murano abbiamo la fortuna di lavorare on un laboratorio storico, con il mastro vetraio di nostro padre: la leggenda narra che i veri mastri vetrai siano tutti muranesi, e che il lavoro si tramandi fra le generazioni. Ma una cosa è certa: osservando l’abilità, l’impegno, il talento e lo studio con cui si creano gli oggetti, si capisce anche il perché del loro valore. È poi il mastro vetraio a guidarti anche fra i disegni, che io e mia sorella produciamo in continuazione: è davvero fattibile? Nel vetro è importante proprio quanto nell’arte».

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Se tutti conoscono la tradizionale estetica coloratissima del vetro di Murano, Elena e Margherita si discostano da quell’appeal preferendo colori pieni dall’effetto opaco, dal fascino scultoreo. «Abbiamo elaborato alcune lavorazioni di nostro padre spesso viste come più “contemporanee” rispetto alle storiche cromie muranesi.

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Quella che richiede più tempo? La molatura. Quella che rende i nostri vasi ricchi di piccole sfaccettature, ipnotici nelle loro minuscole irregolarità. Abbiamo ragionato su come rendere preziosi i nostri piccoli oggetti, e questo uso del vetro genera spesso stupore. Si lavora il vetro per poterlo scolpire a freddo: una volta raffreddato infatti, attraverso la molatura, viene inciso con delle ruote diamantate in fasi differenti.

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Segue poi la lucidatura fatta con pietra pomice… ogni fase prevede ruote di diversi materiali. Ma le soddisfazioni (e tante idee) arrivano anche dai clienti: una signora ha voluto acquistare venti modelli del nostro vaso Bocia più piccolo per poter così decorare il proprio giardino, con altrettanti lumini. L’abbiamo trovata un’idea così bella che… in terrazza, adesso, li abbiamo anche noi».

Foto di Elena e Massimo Micheluzzi

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