Cosa conquista tutti del savoir-vivre italiano? Sicuramente il suo stile… e l’ottima cucina. Un’armonia ben chiara nella mente (e nei progetti) di Matilde Marzotto, nuova musa che per The Dressing Screen incarna oggi lo spirito eclettico dell’icona di fascino milanese. Appassionata di moda e grande food lover, quest’amore per la gastronomia Matilde lo condivide anche con i suoi fratelli: «Abbiamo una fornitissima agenda di indirizzi, da ristorantini intimi a ottime trattorie, punto di riferimento anche per tanti amici. E non solo in Italia. Io e mia sorella abbiamo vissuto a New York, mio fratello a Hong Kong… siamo veneti: il buon cibo fa parte di noi. E per questo mi sono detta, perché non mettere queste informazioni a disposizione di tutti? Stiamo lavorando a una piattaforma digitale che li riunisca, ordinandoli per esigenze differenti… sarà presto online!».

Matilde Marzotto ed i luoghi del cuore

Globe trotter per indole (vissuta a Verona fino ai 13 anni e poi trapiantata a Milano) Matilde risiede nel cuore di Brera con il marito e la figlia Costanza, di un anno e mezzo. Verrebbe da chiederle i suoi indirizzi preferiti… «A Milano sicuramente la Latteria di San Marco: cucina genuina proprio come a casa, pochissimi posti e una posizione impagabile, che per molti milanesi è ormai un mito. A Verona la Locanda di Castelvecchio: il loro carrello di arrosti e bolliti è strepitoso! Un’esperienza indimenticabile a Senigallia è stata invece da Uliassi, uno stellato che ritengo da allora il miglior ristorante di pesce al mondo».

Ma anche per lo stile, Matilde ha le idee chiare. Se da appassionata di maglieria trova nella boutique Milaura, poco distante da casa, una fantastica selezione di prodotti (con una fascia prezzi invitante), per le occasioni speciali il noto multimarca Banner è il suo indirizzo cult: «Li seguo da sempre, una fra le proprietarie è amica di famiglia. Selezionando brand non convenzionali, come ad esempio Saloni, che ho recentemente scelto per il 40° compleanno di mia sorella».

Dopo tanti anni vissuti all’estero, lo stile italiano per Matilde è qualcosa di impalpabile ma subito riconoscibile nel suo artigianato e nella sua eleganza: un tratto che rappresenta davvero il nostro Paese. «L’artigianalità si percepisce dove ti sembrerebbe più difficile trovarla, e il bello di The Dressing Screen è proprio questo: poter ammirare tanta bellezza tutta insieme. Del resto il nostro patrimonio culturale è qualcosa di insuperabile, sotto ogni aspetto; solo in Giappone posso dire di aver visto un simile livello di qualità e vastità».

Le icone di stile di Matilde Marzotto

Se fra le sue icone di stile note regna Audrey Hepburn, da sempre Matilde mette al primo posto anche… sua madre. «Ci ha educati al bello, siamo sempre stati vestititi benissimo. A 13 anni avrebbe voluto mandarmi ancora a scuola con colletti ricamati… solo lì ho iniziato a ribellarmi! Per me ha sempre incarnato l’eleganza, anche in jeans; dopo l’adolescenza ha iniziato a prestarmi anche qualche abito. Il primo? Un capo di Stephan Janson che, non a caso, è stato il designer del quale mi ha regalato anche il primo abito “serio”». Lo stesso Stephan spicca tra i nomi in vendita su The Dressing Screen scelti da Matilde: amato proprio per quella minimale, colorata eleganza che spicca anche in un abito ampio, in seta smeraldina stampa Paisley ton-sur-ton. Un vero tesoro, ideale da abbinare con un cerchietto bombato come quello di Bluetiful, pronto a rendere Matilde una dama rinascimentale. Ai piedi, basse ciabattine friulane come quelle di Vibi Venezia, che Matilde individua con gioia su TDS: «Sono le mie scarpe del cuore! Vi dico solo che, con le friulane, mi sono anche sposata». Un accessorio che include fra i pezzi immancabili nel suo guardaroba, insieme a orecchini a cerchio in oro e camicie classiche, con decori o tagli originali.

Le scelte di Matilde su TDS

«Cerco la particolarità anche nelle cose più semplici: per questo, su TDS mi sono innamorata del marchio Vernisse» spiega Matilde ammirando il proprio abito animalier, chiuso da un romantico fiocco frontale. Un progetto imprenditoriale di donne che lavorano tessuti vintage, costruendo abiti versatili e ultra femminili. Li indosserei da mattino a sera». Sembrerebbero capi dall’appeal vintage ideali per passeggiare fra alcuni dei luoghi cari a Matilde nel suo quartiere, come la Vigna di Leonardo o, a Parigi, il suo amatissimo Musée d’Orsay. Dove camminare senza sosta grazie a calzature rigorosamente senza tacco: qualcosa che, stranamente, d’estate Matilde fatica a indossare. «I sandali con tacco non fanno proprio per me. Uso sandali capresi, espadrillas… anche per feste e matrimoni preferisco il sandalo ultrapiatto».

Questo amore per la genuinità, nella nostra musa, diventa una parola d’ordine per orientarsi fra marchi di ricerca mai troppo esuberanti. «Qualche esempio? Mi hanno catturata gli abiti di Caftanii Firenze, leggeri e portabili, molto chic… ne avevo già acquistato uno in Toscana. Per questa stagione ho invece optato per un caban in crêpe di lana, ideale per creare un look pratico, abbinato a pantaloni neri e una borsa Officina del Poggio: queste tracolle rigide e un poco rétro mi hanno trasmesso subito un’energia pura, soprattutto nel modello blu cobalto che ho indossato.

Anche le porta-borraccia di ODP sono irresistibili, l’ho acquistata subito! Ricordo ancora il mio primo acquisto ottenuto con mesi di risparmi, una bellissima borsa di Givenchy… che dopo qualche anno mi ha però stancata. Adesso cerco capi che non smettano mai di attrarmi».

E i gioielli? A incuriosirla sono le linee lucenti e naturali di Gala Rotelli, fra le quali Matilde opta subito per decori di farfalle, bucoliche foglie di ginko o decori ispirati a un sole di Van Gogh: opera di Gala che, nata da una famiglia di artisti e architetti, crea monili semplici ma difficili da far passare inosservati.

Completa il look un anello di Crepundia, nato da laboratori orafi fiorentini: «Sono anelli artigianali, contemporanei, dal tocco vintage. Mai esagerati e molto pratici sono adatti per donne come me, che in una vita frenetica preferiscono indossare qualcosa di bello e leggero». Una semplicità che dalla moda passa fino al décor; in casa, Matilde sceglie infatti un copriletto in lino di Once Milano: «Sono prodotti semplici ma di altissima qualità, fatti in Italia e di origini venete, proprio come me! La sfumatura ruggine che ho individuato era perfetta per le pareti della mia casa, in armonia con i colori di una sedia vintage».

Anche per la piccola Costanza, la sua scelta in The Dressing Screen è subito certa: abiti di Marmottini («Con le fondatrici ci unisce un’infanzia a Cortina: fanno modelli super carini d’appeal artigianale, il prezzo è giusto e… i pigiamini sono irresistibili!») ma anche Dalwin Design («Le tutine per neonato sono adorabili quanto gli oggetti per la casa, che questa creatrice decora con iniziali e animali fantasiosi. Per Costanza le ho chiesto acquerelli che univano le lettere del suo nome ad animaletti, tutti per la sua camera.

E davanti a una sua camicia decorata da palme, non ho resistito!»)

Un grande classico dell’abbigliamento baby? Sicuramente Baroni Firenze, i cui abiti effetto bambola hanno conquistato il cuore di Matilde grazie ad alcuni regali ricevuti nel tempo: un’azienda fiorentina nata nel 1912 per abbigliamento da casa che, negli anni, ha conquistato anche il mondo bimbo con capi da vere principessine.

Ma è giunto il momento di lasciarci, non senza scoprire quali sono i piani di Matilde per le prossime settimane. «Nel periodo dei tartufi, ogni anno parto con i miei fratelli per provare vari posticini… ma quest’anno torneremo anche nel mio ristorante preferito, l’Antica Corona Reale a Cervere. Uno stellato vicino a Cuneo, dove si possono mangiare i migliori tagliolini al tartufo che abbia mai provato!».